Narges Mohammadi, il premio Nobel per la pace che in Iran è in prigione

L’hijab obbligatorio non è un dovere religioso o un modello culturale, né, come dice” il regime iraniano, “il modo per preservare la dignità e la sicurezza delle donne. L’hijab obbligatorio è uno strumento per sottometterci e dominarci. È uno dei fondamenti della teocrazia autoritaria e io lo combatto con tutta me stessa. L’uccisione di Mahsa-Jina Amini e di centinaia di manifestanti nelle strade, l’uccisione di Armita Garawand per me sono e saranno per sempre un dolore che mi è entrato in gola. Non indossare il velo nemmeno per una visita medica necessaria è la mia protesta e la mia forma di resistenza contro l’oppressore: non farò mai un passo indietro”.

Così – in un’intervista al Corriere della Sera dal carcere di Evin, in Iran, dove è detenuta – Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023.

Vicepresidente del Centro dei Difensori dei Diritti Umani, attivista e soprattutto simbolo della lotta iraniana alla dittatura, la donna – che non vede i figli da otto anni – ha risposto per iscritto da una cella microscopica che condivide con altre quattro compagne, nel braccio femminile di Evin.

Stare lontano da un figlio è il dolore più atroce che si possa immaginare“, ha ammesso Narges Mohammadi, “Il primo arresto è avvenuto quando Ali e Kiana avevano 3 anni e 5 mesi. Sono stata in isolamento, in un reparto di massima sicurezza. Non c’erano telefonate, né visite, non sapevo nulla di come stavano i miei bambini, ero tormentata. Ogni volta che penso a quel periodo, non posso credere di essere sopravvissuta a così tanta pena. Poi è andata anche peggio”.

Narges Mohammadi

Narges Mohammadi

I figli 17enni sono andati a Oslo a ritirare il primo al suo posto.

“Per me il Nobel è una dichiarazione di sostegno globale al movimento progressista d’Iran. È per l’Iran che si ribella”, ha spiegato, “il messaggio che ho mandato e che Ali e Kiana hanno letto durante la cerimonia iniziava con lo slogan ‘Donna, Vita, Libertà’, in onore della rivoluzione del popolo iraniano”.

Narges Mohammadi ha sottolineato di lottare “per la realizzazione della democrazia, della libertà e dell’uguaglianza. Noi iraniani vogliamo una società civile forte e indipendente. La democrazia non esiste senza il rispetto dei diritti umani e quindi dei diritti delle donne”.

“È importante che il mondo veda e riconosca la nostra lotta e i cambiamenti nella società iraniana”, ha affermato il premio Nobel. “Mi aspetto che i governi stranieri e l’opinione pubblica globale garantiscano i diritti umani e il processo di democrazia in Iran”.

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